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Il Profeta Muhammad (saw) terza parte

 
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virginiafat
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MessaggioInviato: Mar 20 Mag, 2008 9:39 pm    Oggetto: Il Profeta Muhammad (saw) terza parte Rispondi citando

Hind (moglie di Abù Sufyàn), nella battaglia di Badr aveva perso il padre ‘Utbah, lo zio Shaybah e il fratello Walìd. Giurò vendetta contro Hamzah, che le uccise il padre e lo zio:
“Quando i Quraysh si prenderanno la loro rivincita sull’armata musulmana, e ciò accadrà, mangerò crudo il fegato di Hamzah!”.

Hamzah (che Dio sia compiaciuto di lui) uccise nella battaglia di Badr ‘Utbah, il padre di Hind e del musulmano Abù Hudhayfah.
Il Profeta Muhammad (*) ordinò di gettare tutti i corpi morti degli infedeli in una fossa, fra questi quello di ‘Utbah, e ciò avvenne proprio davanti agli occhi del figlio, convertito all’Islam, che, impallidito e triste disse al Profeta (*):
“O messaggero di Dio, non è che dissenta sul tuo ordine riguardo a mio padre e al posto dove l’hanno gettato; ma lo consideravo un uomo saggio, paziente e virtuoso, e speravo che queste qualità lo potessero portare all’Islam. Quando ho visto quello che gli è accaduto e mi sono reso conto in quale stato di miscredenza è morto, dopo che avevo sperato bene per lui, mi sono rattristato”.

Ciò è normale, è triste quando una persona cara come il proprio padre, perde la vita in uno stato simile a quello di ‘Utbah, che morì miscredente combattendo contro i musulmani, fra questi suo figlio, che non riuscì a salvare il padre dalla miscredenza, e dalla morte, solo Dio può, se Lui vuole.

Visto questa sconfitta, i dirigenti della Mecca prepararono un attacco, mandarono sul campo di battaglia 3000 uomini, cominciò così la “battaglia di Uhud”, un vero disastro per i musulmani. Perse la vita Hamzah, ucciso in combattimento da Wahshi. Il Profeta Muhammad (*) fu ferito gravemente, ma alla fine vinsero, erano questa volta (1000).

Wahshi tornò sul corpo di Hamzah, gli aprì il ventre, estrasse il fegato e lo portò a Hind che prese il fegato, mangiò un pezzo e sputò il resto. Raggiunse il corpo di Hamzah, e, non soddisfatta di avergli fatto strappare il fegato, tagliò il naso, le orecchie e le altri parti del corpo. Ordinò alle altre donne di mutilare gli altri musulmani, uno spettacolo orrendo, montò su una roccia e intonò un canto di trionfo.

In seguito proprio Hind assieme al marito si convertì all’Islam.

“E non dite che sono morti coloro che sono stati uccisi sulla via di Allah, ché invece sono vivi e non ve ne accorgete”.
(Corano, Sura Al Baqara/ La Giovenca, v. 154)

Io quando sono stato a Medina (Medina Munawwarah) ho visto il grande monte Uhud – un po’ distante dalla moschea del Profeta (saw)- dove si è svolta la terribile battaglia, ed ho pensato in quel momento ad Hamza e agli altri compagni del Profeta. Ho fatto l’invocazione per loro di fronte alle loro tombe, al cimitero Bakia dove si trovano i Sahabah, Makaber (la tomba) di Hamzah, Sayed Shuadà (la tomba dei martiri). Il monte Badr invece è più difficile da raggiungere poiché si trova molto distante da quei posti.

Hamzah fu avvolto in un mantello e il nostro Profeta (*) pregò per lui, e fece così anche per gli altri 72 morti.

“Cercate i corpi di Amr e di Abdallah –disse il Profeta (*)- in questo mondo erano amici inseparabili e quindi poneteli nella stessa tomba”.

Jabir figlio di Abdallah raccontò:
“Eravamo col Profeta e un compagno portò un uccellino che aveva preso, quando un altro uccellino, che ne era il padre o la madre, venne a gettarsi proprio nelle mani di colui che lo teneva. Vidi i visi degli uomini riempirsi di meraviglie e il Profeta disse: ‘Vi meravigliate per questo uccellino? Voi gli avete preso il suo piccolo ed esso si è buttato su di lui per soccorrerlo con amorevole tenerezza. Giuro per Dio, il vostro Signore è più misericordioso verso di voi che questo uccellino verso il suo piccolo’. Poi disse all’uomo di riportare l’uccellino là dove l’aveva preso”.

Sul finire del mese di Zulqada dell’anno 6 dopo l’Egira, il Profeta Muhammad si mise in viaggio verso la Mecca per fare il Pellegrinaggio, assieme a lui, altri 1400 fedeli.
Saputo di questo, i dirigenti del regime idolatrico cercarono allora di impedire al Profeta (*) e ai suoi seguaci l’ingresso.
Fu concluso allora un armistizio tra le due parti, per la durata di 10 anni, che garantiva la sicurezza dello stato islamocratico medinese dall’aggressione idolatrica, proveniente dal sud.

Nell’anno 4 dopo l’Egira, i Nadiriti attirarono con un inganno il Profeta (*), Abu Bakr, Omar e Ali per un banchetto di riconciliazione, volevano invece massacrarli tutti con dei macigni.

Dio salvò Muhammad dalla congiura sacrilega dei giudei, come aveva già salvato Gesù dalla croce.

Muhammad invitò l’Imperatore Bizantino e la sua corte a convertirsi, ma gli uomini dell’Imperatore trucidarono gli uomini di Muhammad (*). Saputo di questo massacro, il Profeta, organizzò un’altra battaglia, “la battaglia di Muta” e la vinsero.

“In verità Allah mi ha esposto -disse Muhammad*- la terra mostrandomene l’Oriente e l’Occidente, perciò il regno della mia comunità comprenderà tutto ciò”.

Ciò non si riferisce alle guerre, bensì all’Islam che entrerà nei paesi in modo pacifico, ci tengo a sottolinearlo.

Disse il Profeta: “Appena calato nella tomba (il morto), appena i suoi cari si sono allontanati, quando i loro passi risuonano ancora, l’uomo morto vede due angeli presentarglisi davanti; lo fanno sedere e gli chiedono: ‘Cosa pensi di quest’uomo? (cioè del Profeta Muhammad *)’; il credente risponde: ‘Attesto che è il servitore e il Messaggero di Allah’, ‘Guarda, gli dicono gli angeli, ecco la residenza che ti era destinata all’Inferno, Allah te l’ha sostituita con quest’altra, in Paradiso’. Gli mostrano allora le due destinazioni. Invece l’ipocrita e il miscredente rispondono: ‘Io non so, dicevo quello che diceva la gente!’. ‘Non hai saputo niente, non hai recitato niente’, dicono gli angeli, e con barre di ferro gli assestano dei colpi che gli fanno lanciare urla che sentono tutti quelli che lo circondano, a parte i Jinn e gli uomini. Quando una persona muore, la sua residenza futura gli è mostrata al mattino e alla sera. Se è destinato all’Inferno, la sua dimora infernale sarà di fronte a lui. Se ha la grazia di essere destinato al Paradiso, nella tomba vedrà il suo futuro soggiorno. Ad ognuno di loro sarà detto: ‘Guarda la tua residenza futura aspettando il giorno del giudizio!’.”
Hadith tramandato da Al Bukhari.

Se notate i volti dei morti, ci sono quelli che hanno il sorriso sulle labbra ed altri che hanno un’espressione serissima, cupa, sembrano arrabbiati, ecco, in quel momento è stato mostrato al morto la sua destinazione.

Mi è stato raccontato ed ho visto alcuni defunti. Alcuni sembravano in pace con se stessi, erano sereni, avevano un volto bellissimo, sobhanallah, e questo mi ha colpito molto. Altri, come una donna anziana di mia conoscenza, aveva il volto arrabbiato, sembrava in collera, come se lottasse per non morire, come se odiasse con tutta se stessa la morte.
Probabilmente certe persone, non credendo all’Aldilà e ad un'altra vita dopo la morte, si aggrappano disperatamente a questa vita, credendo che sia l’ultima. L’amara sorpresa per loro sarà dopo, nello scoprire che la vita che hanno vissuto non è niente, non è altro che un granellino in mezzo ad un prato immenso.
Tutto scorre veloce, e questa ne è una prova. Mi ricordo come se fosse ieri quando avevo solo 6 anni, la maestra e i compagni di scuola delle elementari. Ho un ricordo chiaro davanti a me dei decenni scorsi, anche se ero molto giovane. Sicuramente molti di voi ricorderanno gli anni 70, gli anni 80, gli anni 90 e adesso, sobhanallah. Magari fra 10 o 20, inshallah, mi ricorderò di queste lezione come se fosse passato 1 giorno solo, se non addirittura pochi minuti, come spero vi ricorderete di me, naturalmente.

Una donna molto anziana lottò disperatamente per non morire, stava perdendo qualsiasi speranza e fiducia in Dio. Prima di morire bestemmiò il suo nome astaghfarallah. Pensate, invece di invocarlo lo bestemmiava. Mi dispiace molto per questa donna perché l’ho conosciuta, ma se avesse avuto la fiducia in Dio e credesse nell’Aldilà probabilmente non sarebbe arrivata a quel punto.

Il Profeta disse:
“Ogni bambino nasce musulmano (sottomesso a Dio), sono i suoi genitori che ne fanno un israelita (ebreo), un cristiano o uno zoroastriano (adoratore del fuoco)”.

È quanto ho spiegato a diverse persone quando mi chiedono “Ma cosa ci trovi così tanto in quella religione…” o “Tu adesso sei musulmano, sei arabo”. Spiego a loro che non sono araba, ma italiano musulmano e che l’Islam è arrivato per tutti. Non sono diventato musulmano, bensì tornato musulmano, el hamdulillah.

Un musulmano italiano mi ha raccontato che un suo conoscente cristiano, ormai anziano in punta di morte l’ha chiamato per fare in gran segreto la shahada “Non voglio nessun altro in questo momento, voglio lui”. Il ragazzo si è avvicinato e l’anziano gli ha chiesto di insegnargli la shahada, come l’ha pronunciata è morto. Era sereno sobhanallah. Hanno fatto il funerale in chiesa, ma il ragazzo si è presentato ed ha fatto l’invocazione per lui, recitando una Sura del Corano. Quando il ragazzo è tornato a casa si è addormentato ed ha sognato il defunto che gli diceva “Grazie davvero”. Inshallah entreranno tutti e due in Paradiso.

Disse il Profeta Muhammad come ultimo discorso sul monte di Arafàt davanti a 124 mila musulmani, prima di morire:
O popolo, presta grande attenzione alle mie parole. Non so se dopo quest’anno io sarò ancora tra voi. O popolo, proprio come ora consideri sacro questo mese, questo giorno, questa città, allo stesso modo dovrai considerare sacro affidamento la vita e la proprietà di ogni musulmano. Restituisci i beni che ti sono stati affidati ai loro legittimi proprietari. Non fare del male a nessuno cosicché nessuno faccia del male a te. Non praticare l’usura; ti è proibito. Aiuta i poveri e vestili come vestiresti te stesso. Ricorda un giorno comparirai al cospetto d’Iddio e dovrai rispondere delle tue azioni. Dunque: attento! Non allontanarti dalla via della rettitudine, quando io sarò scomparso. O popolo, nessun Profeta e nessun Apostolo verrà dopo di me e non nasceranno nuove fedi. E’ vero che hai determinati diritti per quanto riguarda le tue donne, ma anche loro hanno dei diritti su dite. Trattale bene perché loro sono il tuo sostegno. Rifletti sulle mie parole. Lascio due cose dietro di me: il Corano e il mio esempio, e se seguirai queste due guide non cadrai in errore. Ascoltami con convinzione profonda. Adora Iddio, recita le tue preghiere, digiuna nel mese di Ramadan ed elargisci le tue ricchezze caritatevolmente. Tutti i credenti sono fratelli, tutti hanno gli stessi diritti e le stesse responsabilità. A nessuno è permesso di prendere a un altro ciò che questi non gli offre spontaneamente. Nessuno è superiore a un altro se non in virtù. Tutti quelli che mi ascoltano trasmetteranno le mie parole ad altri, e questi ad altri ancora; e possono gli ultimi comprendere le mie parole meglio di quelli che le hanno ascoltate direttamente da me”.

Durante il Pellegrinaggio maggiore Hajj, il musulmano si dirige anche verso il monte di Arafàt, dove il Profeta tenne l’ultimo discorso. Non è molto distante dalla Mecca (Mecca Al Mukarramah).

“Nessuno di voi avrà (una) fede (veramente completa) fino a che io non sia più caro a lui dei suoi genitori, dei suoi figli e di tutta la gente del mondo”.
Solo Allah viene prima di lui.


La morte del Profeta (*)


Era l’8 Giugno del 632, 11esimo anno dell’Egira quando il Profeta (*) tornato a casa dopo aver pregato presto in moschea, coricato sulla stuoia distesa per terra, con lo sguardo fisso in una dimensione sovrumana disse:
“O angelo della morte, esegui pure l’ordine!”poi disse: “Al mio adorato!” e morì.

I Profeti più eccellenti, dopo Muhammad sono:
Abramo (l’amico di Allah),
Mosè (colui che parlava personalmente con Allah),
Gesù (il verbo, lo spirito di Allah),
e Noè (il confidente di Allah).

Ecco un Hadith trasmesso da Aisha:
“Quando il Profeta fu morto, i beduini apostatarono, gli ebrei e i cristiani alzarono la testa. La miscredenza che era nascosta venne alla luce. I musulmani furono un branco di montoni bagnati dalla pioggia in una notte d’inverno, il loro Profeta non era più là. Infine Allah li riunì intorno a Abu Bakr”.

Omar era confuso e disorientato e disse:
“Taglierò la testa a chiunque dica che l’Inviato di Dio (*) è morto. Il Profeta (*) è solo andato a visitare il Signore, proprio come Mosè (pace su di lui) si recò al monte Tùr. Tornerà tra breve e taglierò le mani ed i piedi di quelli che stavano diffondendo la falsa notizia della sua morte”.

Anche Othman e Ali erano terribilmente addolorati, il primo non parlò per un giorno, il secondo era immobile, solo Abù Bakr non perse la sua compostezza, fu l’unico che rimase calmo. Baciò sulla fronte il nostro Profeta (*) e disse le seguenti parole:
La gente stentava a credere, il suo fedele compagno Abu Bakr con le lacrime agli occhi salì con calma i gradini della moschea del Profeta (*) e disse alla folla:
“O popolo, in verità, chiunque abbia venerato il Profeta Muhammad, sappia che è morto. Ma chiunque abbia venerato Iddio, sappia che Iddio è vivo”.

Ciò dimostra che qualsiasi Profeta è una creatura di Dio, è un essere mortale, solo Allah (swa) è immortale e vivrà per sempre.

Abu Bakr recitò il seguente versetto del Corano:
“Muhammad non è che un Messaggero; già (altri) Messaggeri sono (tra) passati prima di lui: se morisse o fosse ucciso tornereste forse sui vostri passi? E se qualcuno di voi tornasse sui suoi passi non danneggerebbe Dio in nessun modo. E Dio ricompenserà coloro che lo ringraziano”. (Sura Al Imràn, versetto 144)


I Sahabah: compagni del Profeta

I 4 Califfi ben guidati sono:

1- Abu Bakr (dal 632 al 634) morto a 63 anni
2- Omar (dal 634 al 644) ucciso
3- Uthman (dal 644 al 656) ucciso
4- Ali (dal 656 al 659) ucciso

Abu Bakr (che Dio sia compiaciuto di lui) fu Califfo dal 632 al 634 l’anno in cui morì.
Ecco il discorso dopo la sua elezione:
“O popolo! Giuro su Iddio che non ho mai sognato questa carica né di giorno né di notte, né ho mai avuto per essa qualche inclinazione. Voi avete posto sulle mie spalle un compito molto gravoso il cui compimento è al di là delle mie forze, a meno che l’Onnipotente non venga in mio soccorso. Sono stato eletto vostro capo anche se non sono il migliore tra voi. Aiutatemi se sarò nel giusto, correggetemi se sbaglierò.. I deboli tra voi, saranno forti con me, finché non avranno ottenuto i loro diritti; i forti tra voi saranno deboli con me finché non avrò ottenuto da loro ciò che
è dovuto.. Obbeditemi finché obbedirò a Iddio e al suo Profeta. Quando dovessi disobbedire a lui o al suo Profeta, allora non obbeditemi più”.
Abu Bakr era un uomo equilibrato, onesto e leale, padre della giovane Aisha, seconda moglie del Profeta. Era nominato “Al-saddìq” ovvero “Il veridico”. Un giorno andò in giardino e vide un uccello che cinguettava, lui cominciò a piangere tanto e disse:
“O uccello, come sei fortunato! Mangi, bevi, voli all’ombra degli alberi e non temi la resa dei conti nel Giorno del Giudizio. Vorrei proprio essere come te”.
Questo era il timore di Abu Bakr, temeva Allah (swa), era un vero credente sottomesso a Dio.

Morì a 63 anni subito dopo la vittoria nella battaglia di Agnadayn. Era il miglior compagno del Profeta (*) che amava molto. E’ stato il primo uomo a convertirsi, e il primo giovane (Ali).
Il Profeta Muhammad (*) disse: “Il nome di Abu Bakr sarà chiamato da tutte le porte del Paradiso ed egli sarà il primo della mia comunità ad entrarvi”.

Omar ibn Al-Khattàb nominato “Amìr al muminìn” (Principe dei credenti) era contro il Profeta, appena venne a sapere che sua sorella e il cognato si erano convertiti all’Islam, s’infuriò ed andò verso casa. Khabab recitava la Sura “Ta-ha”, sentendo arrivare Omar, si nascose. Omar aggredì il cognato, ferì la sorella che cercò di difenderlo e disse: “Siamo diventati musulmani, puoi fare quello che vuoi”, con tono di sfida, il sangue colò dalla testa, Omar vedendola in quello stato e sentendo quelle parole si pentì e disse: “Leggimi quello che stavate recitando”. Omar (che Dio sia compiaciuto di lui) dopo essersi lavato lesse la Sura e disse: “Quanta bellezza e nobiltà in queste parole”, Khabab uscì e disse: “Omar, spero che Allah ti abbia prescelto per la preghiera” e si convertì. Omar prese il posto di Abu Bakr e governò per 10 anni, dal 634 al 644, l’anno in cui è stato ucciso. Il Profeta Muhammad ha detto: “Se dopo di me ci fosse stato un altro Profeta, quell’uomo sarebbe stato Omar”, naturalmente dopo Il sigillo dei profeti non ci furono altri profeti.

Un giorno Omar vide una donna :
“Perché piangono questi bambini?”, la donna rispose “Perché hanno fame”. Omar tornò subito in città e riempì un sacco con farina, datteri, vestiti e soldi ed ordinò di farselo caricare sulle spalle per portarlo ai bambini bisognosi. “No Amir al muminìn, -gli disse un Sahabah- cosa fai, io porterò il sacco”, ma Omar (che Dio sia compiaciuto di lui) non volle e disse: “Come, porterai tu il mio carico nel Giorno del Giudizio? Io devo portare questa borsa perché a me verrà chiesto nell’Aldilà di questa donna (madre dei bambini)”.
Omar giunse alla casa dei bambini, consegnò il sacco e servì il cibo alla famiglia.
La donna non sapendo che fosse Omar disse:
“Che Dio ti ricompensi per la tua gentilezza! In verità tu meriteresti di prendere il posto del Califfo Omar”.
Omar quando guidava la preghiera a volte piangeva talmente tanto che si sentiva il suo pianto fino alle ultime file, piangeva soprattutto quando recitava la Sura “Al Kahaf/ La Caverna”, “Ta-Ha” e soprattutto “Yusuf/ Giuseppe”. Piangeva talmente tanto che a volte cadeva per terra e si ammalava. Questo era il vero timore dei Sahabah, compagni del Profeta (*).
Omar, il cui solo nome faceva paura ai miscredenti, aveva paura solo di Dio.

Una volta quando scoprì che il latte che stava bevendo era dei cammelli della Zakah (elemosina), si mise le dita in gola e vomitò tutto quello che aveva ingerito.
Non poteva nutrirsi di cose haràm (illecite).

Ecco il discorso di Omar al momento della sue elezione:
“O popolo! Voi avete dei diritti su di me, che potete sempre reclamare. Uno dei vostri diritti è che se qualcuno di voi viene da me con una lagnanza, andrà via solo dopo che la sua lagnanza abbia avuto soddisfazione. Un altro vostro diritto è che esigiate che io non prenda nulla che non mi spetti dall’entrata dello stato o dai bottini di guerra. Potete anche esigere che aumenti le vostre paghe e i vostri salari quando nelle casse del tesoro entri più denaro; e che rafforzi le frontiere e non vi esponga a rischi. E’ anche vostro diritto che se dovete andare in guerra io non vi impedisca di tornare a casa, e mentre voi siete lontani a combattere io mi prenda cura delle vostre famiglie come un padre”.

Omar era di un carattere forte e deciso, sua figlia Hafsah sposò il Profeta. Il Califfo si rifiutò di pregare in una chiesa per rispetto ai cristiani, perché se avesse pregato dentro, un giorno i musulmani sapendo che vi aveva pregato Omar, l’avrebbero tolta ai cristiani. Baciò alla Mecca la pietra nera dicendo:
“So che tu sei una pietra, e non sei né d’utilità né di danno; e se non avessi visto l’Inviato di Allah che ti baciava, non ti bacerei”.

Durante il Pellegrinaggio e i 7 giri attorno alla Kabah si bacia se è possibile la Pietra nera (Ajar Esswed). Se ciò vi riesce difficile potete salutarla da lontano e dire “Bismillah Allahu Akbàr”, che significa “In nome di Allah, Allah è il più Grande” come ho fatto io che non sono riuscito ad avvicinarmi per la grande ressa di gente.

Purtroppo ci sono musulmani che fanno di tutto pur di baciarla, toccarla, sarebbero disposti anche a farsi male, a morire. E ci sono scene di Shirk, associazione, si strofinano il petto dopo averla toccata per avere benefici, questo non è stato insegnato dal nostro Profeta Muhammad (saw) e le parole di Omar spiegano tutto “So che tu sei una pietra, e non sei né d’utilità né di danno; e se non avessi visto l’Inviato di Allah che ti baciava, non ti bacerei”.

Con Omar molti si convertirono. Lo ammazzarono. E’ stato per molto tempo giudice dell’Islam e conosceva molto bene il Corano.

Vi abbiamo raccontato della battaglia terribile di Uhud,
della morte di Hamzah,
dell’ultimo discorso del Profeta Muhammad (saw) sul monte di Arafàt,
della sua morte
e del califfato e della morte di Abu Bakr e Omar.

Dopo di loro?

Diventò Califfo Uthman nel 644, fu il terzo (che Dio sia compiaciuto di lui). Con lui si decise di mettere per iscritto il Corano, poiché molti che lo conoscevano oralmente erano morti in combattimento. Uthman veniva da una famiglia aristocratica meccana degli Omayyadi. Era un uomo di sincera pietà e personale rettitudine ma privo dell’energia di Omar. Infatti, al contrario di Omar, inferiore fu il numero di convertiti con lui. Sposò le due figlie del Profeta: Ruqayya e Umm Kulthum. Fu assassinato nel 656, si dice, in condizioni non del tutto chiare -secondo alcune fonti- fu sgozzato da ebrei convertiti all’Islam per interesse, privi di sincerità, furono cosi dei “Munafikìn” ipocriti. Uthman sapeva che stavano organizzando il suo assassinio, non ha impedito in nessun modo la sua uccisione.

Ali (che Dio sia compiaciuto di lui) fu il quarto Califfo ben guidato, dal 656 al 659. Era stato uno dei primissimi musulmani, ed era in più cugino e genero del Profeta sposando la figlia Fatima, dalla quale ebbe Hasan e Husayn.

Ali disse del Profeta (*):
“Giuro per Dio, l’Inviato di Dio (*) era a noi più caro delle nostre ricchezze, dei nostri bambini e delle nostre madri ed era a noi più amato di una bevuta di acqua fredda in un momento di sete insopportabile”.

Ali diventò Califfo nel 35esimo anno dell’Egira, ovvero il 656 e fu assassinato davanti alla moschea di Cufa tre anni dopo da un kharigita. Nel 660 ci fu la scissione dei musulmani, da una parte i sunniti, dall’altra gli sciiti, che rifiutarono di riconoscere come Califfo Uthman poiché volevano Ali al suo posto. Questa divisione non è religiosa ma politica. Da allora l’ortodossia musulmana si dichiara sunnita, il 90 per cento, fedeli alla sunna del Profeta (*).

Durante il trentennio dei califfi ben guidati l’Islam si diffuse nel modo intero.

Qady Iyyad scrisse:
“Se noi affermiamo di riverire ed onorare l’inviato di Dio (*) dobbiamo anche rispettare i suoi Sahabah (compagni). Da musulmani dobbiamo riconoscere quello che gli dobbiamo, seguire (il) loro (esempio) e chiedere perdono a Dio per loro. Non c’è dubbio che tra loro ci furono differenze d’opinione ma noi non abbiamo alcun diritto di fare dei commenti. Dobbiamo stare attenti da certi commenti… Non dobbiamo mai dubitare della sincerità e dell’onestà dei Sahabah”.

Lo stesso Profeta (*) disse:
“Seguite Abu Bakr ed Omar quando io non sarò più con voi”.

“I miei Sahabah sono come le stelle: se vi farete guidare da loro sarete sulla strada giusta”.

“Guardatevi di mancare di riguardo verso i miei Sahabah e che non siano presi da voi a bersaglio (dopo di me). Chi li ama è per me che li ama e chi li odia è come se odiasse me. Chi li infastidisce è come se mi avesse infastidito e chi mi infastidisce è come se avesse infastidito Dio e chi infastidisce Dio, Egli lo castigherà a breve”.

“Dopo i Profeti, Dio ha dato la Sua preferenza ai miei Sahabah su tutta la creazione; inoltre ha preferito quattro dei miei Sahabah su tutti loro; essi sono: Abu Bakr, Omar, Utham e Ali”.

Ha detto Ayyub Shakhtiany:
“Chi ama Abu Bakr pone le fondamenta della sua fede. Chi ama Omar sarà ben guidato sulla Retta Via. Chi ama Uthman viene illuminato dalla luce di Dio. Chi ama Ali si tiene saldo alla corda di Dio. Chi onora i Sahabah non può mai essere un’ipocrita o contro la Sunna. Temo che nessuna buona azione verrà mai accettata da
Dio fino a che nel proprio cuore si provi il minimo rancore nei loro confronti e non si cominci ad amarli”.

I Sahabah amavano davvero il nostro Profeta Muhammad (*). Zaid ibn Wathnah al momento di essere impiccato disse parole stupende sul nostro Profeta(*).

Abu Sufian gli disse con la solita arroganza:
“Ti piacerebbe tanto che Muhammad fosse ucciso al tuo posto e tu fossi rilasciato e potessi tornare a goderti la vita con la tua famiglia!”.

Zaid rispose:
“Giuro per Dio, non potrei sopportare di stare con la mia famiglia sapendo che anche solo una spina sta pungendo l’inviato di Dio (*)”.

Abù Sufian osservò:
“Non c’è al mondo qualcosa di paragonabile all’amore che i compagni di Muhammad portano per lui”.

Un vero musulmano ama il Profeta Muhammad (*) più della sua stessa vita.

Qady Iyyad scrisse:
“Chi ama, preferisce l’oggetto del suo amore a qualsiasi altra cosa o persona: se non è così allora non è sincero amore. E fondamentale, quindi, per coloro che affermano di amare il Profeta (*) che essi lo seguano nelle sue parole e nelle sue azioni, che applicano i suoi ordini, rinuncino a qualsiasi cosa che non gli piaceva ed adottino il suo codice di vita (sunna) nei momenti facili ed in quelli difficili”.

Dio ha detto nel Suo Sacro Libro:
‘Dì (o Profeta): se amate Dio, seguitemi: Dio Vi amerà e Vi perdonerà i vostri peccati. E Dio è Perdonatore e Misericordioso’
(Sura Al Imràn, versetto 31)

Secondo alcune fonti il Profeta Muhammad (*) fu avvelenato da un’ebrea tre anni prima della sua morte. L’ebrea Zaynab figlia di Harith offrì al Profeta (*) dell’agnello, che non ingoiò. Il Profeta si ammalò a causa di quell’avvelenamento, che lo portò alla morte.

Oggi a Medina si trova la tomba del Profeta Muhammad (saw) vicino a quella di Abu Bakr e Omar sempre visitate dai musulmani di tutto il mondo

Durante la vita del Profeta Muhammad, gli Hadith “detti e fatti del Profeta” venivano registrati dagli scrivani e dai suoi compagni su: papiri, bastoncini di palma, cuoio ecc., oppure imparati a memoria.
“Questi sono i detti del Profeta che io ho annotato e che poi gli ho riletto perché correggesse i miei errori”.

Diceva il giovane Anas, che accompagnava il Profeta notte e giorno.

I primi studiosi musulmani hanno setacciato milioni di Hadith.
Al Bukhari (m. 870) raccolse 6 milioni di presunti Hadith, ma accettò come autentici solo 7275. Muslim (m.875) ne raccolse più di 3 milioni. Ma ne mantenne solo 9200. Oltre Bukhari e Muslim ci sono quelli di Tirmidhi, Ibn Magahi, Abu Da’ud e Al-Nasa’i.

Ma come avveniva la scelta:
1-Analisi testuale
2-Analisi biografica dei trasmettitori
3-Verifica dell’esattezza cronologica
4-Esame minuzioso di parametri linguistici e geografici
5-Autenticazione dei documenti orali e scritti.

Quindi possiamo esserne sicuri al cento per cento sull’autenticità, visto il duro lavoro di selezione.

Disse Aisha:
“Mio padre (Abu Bakr) aveva una raccolta di 500 Hadith. Una notte notai che era molto inquieto. Si girava nel letto e non poteva dormire. Mi preoccupai e chiesi: -Stai soffrendo per qualche disturbo o qualcosa ti preoccupa?- Non rispose, rimanendo agitato per tutta la notte. Il giorno dopo mi chiamò e disse:-Portami la raccolta di Hadith che ti ho dato in custodia-. Portai il libro e lui fece un fuoco e lo bruciò. Disse : -La raccolta conteneva molti Hadith che avevo sentito da altre persone. Pensavo che se fossi morto e avessi lasciato un Hadith accettato come autentico per causa mia ma che in realtà non è tale, avrei dovuto rispondere anche per quello”.

Anche il Corano è autentico.
Molte persone che avevano memorizzato il Corano persero la vita durante diverse battaglie, Omar allora si recò da Abu Bakr e disse:
“Molti Huffaz (coloro che conoscevano a memoria il Corano) sono stati uccisi. Ho paura che perderemo una buona parte del Corano se combattiamo altre battaglie e continuiamo a perdere questa media di Huffaz. Per questo, suggerisco che il Corano sia raccolto e preservato nella forma di un solo libro completo”.

Abu Bakr osservò:
“Come posso ardire a fare qualcosa che non è stata fatta durante la vita dell’inviato di Dio (pace e benedizione su di lui)?

Ma Omar sollecitò Abu Bakr fino a quando lo convinse, e chiamò Zaid ibn Thabit (che Dio sia compiaciuto di lui).

Come abbiamo già spiegato, Zaid ibn Thabit era il segretario principale del nostro Profeta (*). Perse il padre a 6 anni e circa 11 quando si offrì di combattere per la battaglia di Badr, permesso naturalmente negato. Conosceva molto bene il Corano ed aveva una cultura superiore alla media, e disse:
“Quando fui presentato all’Inviato di Dio (*) lo informarono che avevo memorizzato 17 Sure del Corano. Per mettermi alla prova mi ordinò di recitarne qualcuna. Recitai la Sura Al Kahf: mi ricompensò con le sue parole di apprezzamento. In 15 giorni -sotto richiesta del Profeta- appresi l’ebraico ed in seguito cominciai a tenere per lui la corrispondenza”.

Sembra che apprese anche la lingua siriana in 17 giorni, sempre sotto richiesta del nostro Profeta (pace e benedizione su di lui).

Anche Ibn Abbas memorizzò l’intero Corano da bambino, sin dall’età di 10 anni.
Abdullah ibn Mas’ud disse di lui:
“Ibn Abbas è il più grande esegeta del Corano”. Molti Sahabah andavano da lui per comprendere meglio il Corano.
Il Profeta (*) chiese a Dio:
“O Dio, concedigli (a Ibn Abbas) la comprensione della Religione ed insegnagli la spiegazione (dei versetti del Corano)”.

Ci sono gli Hadith Qudsi, che contengono l’espressione “Dio disse” e gli Hadith Nawawi, che trasmettono solo detti e fatti del Profeta.

Jurnai (m. 816) ha detto:
“Un Hadith Qudsi proviene da Allah per quanto riguarda il significato; quanto all’espressione verbale, essa proviene dall’Inviato di Allah e ciò che Allah, sia egli esaltato, ha comunicato al suo Profeta attraverso la rivelazione, od in sogno, e Muhammad, lo ha poi trasmesso con le proprie parole. Così il Corano è superiore al Hadith, perché oltre ad essere rivelato da Allah, è letteralmente parola divina”.
Il Profeta Muhammad (saw) ci ha lasciato il Sacro Corano, gli Hadith da imparare e mettere in pratica inshallah. Il nostro Profeta è il modello perfetto per il musulmano da seguire, come gli altri profeti che lo precedettero.

Apprendiamo gli insegnamenti tratti dalla sua vita e facciamone tesoro, per sempre.

Pace e benedizione al nostro Profeta Muhammad (saw) l’ultimo dei Profeti inviato per l’umanità per la gente di tutti i secoli.

Si concludono qui le storie dei 25 profeti, da ricordare sempre e portare nel nostro cuore, in ogni luogo, per tutta la vita.
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