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Il Profeta Ismaele (as)

 
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virginiafat
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MessaggioInviato: Ven 21 Dic, 2007 6:20 am    Oggetto: Il Profeta Ismaele (as) Rispondi citando

Il Profeta Abramo invocò Iddio L’Altissimo per aver una buona discendenza. Allah (swa) esaudì la sua richiesta. Abramo visse ad Al Bayt Al Maqdes con la moglie Sarah dalla quale non ebbe figli per ben 20 anni. Sarah consigliò ad Abramo di sposare la serva Hajar, che l’aiutava nei lavori domestici. Hajar rimase incinta del piccolo Ismaele, Abramo aveva 86 anni. Quando Ismaele nacque Iddio L’Altissimo rivelò ad Abramo che avrebbe avuto Isacco da Sarah. Isacco nacque 13 anni dopo Ismaele.

112 E gli demmo la lieta novella di Isacco, profeta tra i buoni.
Sura As-Saffàt (I Ranghi)

Allah (swa) ordinò al Profeta Abramo (as) di emigrare da Al Bayt Al Maqdes con la moglie Hajar e il piccolo Ismaele appena nato, verso la Mecca. Abramo era molto riconoscente ad Allah (swa) per aver avuto un figlio dopo tanti anni di attesa ed obbedì immediatamente al Suo ordine senza chiedere spiegazioni, perché aveva completamente fiducia in Lui. Quando arrivò alla Mecca il posto era completamente deserto, pieno di montagne, non c’era anima viva, e soprattutto mancava l’acqua. Allah (saw) ordinò di lasciare lì la moglie e il figlio al quale teneva moltissimo. E’ stata una prova di fede e fiducia totale in Dio. Abramo (as) sapeva benissimo che i suoi cari non erano completamente soli perché Dio non li avrebbe abbandonati. Pensate, la gente oggi non riuscirebbe a rinunciare facilmente alle cose importanti. Riuscireste ad abbandonare come lui i vostri cari? Oggi la gente prega distrattamente e digiuna senza badare al vero significato, lo fa quasi svogliatamente, in modo abitudinario.
Hajar chiese per ben tre volte ad Abramo “Dove vai Abramo, ci lasci soli qui nel deserto?” il Profeta non rispose, allora la donna capì subito e disse “E’ Dio che ti ha ordinato questo, vero?”, Abramo accennò con la testa un si e la donna disse “Allora so che Dio è con noi e non ci abbandonerà mai”.

Questo è un esempio di fede per tutti noi, Sobhanallah. Hajar è un grande esempio di vera fede in Dio ed ubbidienza in particolar modo per le donne. La donna non chiese nemmeno il motivo, lo scopo dell’emigrazione. Il Profeta Abramo (as) è stato messo a dura prova in tutta la sua vita, come quando lo gettarono nel fuoco, il Profeta ripose tutta la fiducia in Lui, nostro Signore. Questo serve come riflessione per tutti noi. Qualsiasi genitore sarebbe preoccupato per il proprio figlio. Un padre in fin di vita ad esempio, pensa al figlio, a come potrebbe vivere senza di lui, chi si prenderà cura del figlio? Invece questa storia ci fa capire che dobbiamo avere una totale fiducia in Dio, è Lui che ci protegge, ci conforta ed aiuta nei momenti di bisogno.
La storia di Abramo,come quella degli altri profeti ci deve servire come esempio.
Quando stava per andarsene, diretto per la Palestina il Profeta Abramo fece un’invocazione a Dio e disse:
“O Signor nostro, ho stabilito una parte della mia progenie in una valle sterile, nei pressi della Tua Sacra Casa, affinché, o Signor nostro, assolvano all'orazione. Fai che i cuori di una parte dell'umanità tendano a loro; concedi loro [ogni specie] di frutti. Forse Ti saranno riconoscenti”. Sura Ibrahìm/ Abramo v. 37
Quando il Profeta se ne andò si complicò la situazione. Finì l’acqua e il cibo, il bimbo piangeva in continuazione. Hajar era disperata, stava malissimo al solo pensiero della sofferenza del figlio, non sapeva cosa fare.
Lei pensava solo al suo bambino, mai a se stessa, sempre a lui. Anche oggi una madre o un padre farebbe la stessa cosa per il proprio figlio, noi amiamo i nostri figli, più di noi stessi, della nostra vita. Però dobbiamo stare molto attenti a stare il più lontano possibile dal fuoco, a non gettare le nostre anime nel fuoco dell’Inferno, a salvaguardare da questo anche i nostri cari.
Uno dei tanti esempi, per cominciare, è la scelta del proprio partner, cercare e trovare l’anima gemella giusta, inshallah, che si prenderà cura dei bambini, in particolar modo la madre, la quale passa più tempo con i figli, Dio ci chiederà anche questo nel Giorno del Giudizio, se abbiamo scelto il marito o la moglie giusta. Ci interrogherà sul nostro rapporto con i nostri figli, l’educazione che hanno ricevuto da noi e dal nostro partner. La nostra famiglia sarà con noi in Paradiso inshallah.

E come dice la Sura “At-Tahrìm /L’interdizione” v. 6:
“O credenti, preservate voi stessi e le vostre famiglie, da un fuoco il cui combustibile saranno uomini e pietre e sul quale vegliano angeli formidabili, severi, che non disobbediscono a ciò che Allah comanda loro e che eseguono quello che viene loro ordinato”.

Hajar cominciò a cercare l’acqua avanti ed indietro, tra Safa e Marwa, per ben 7 volte ed è da qui che noi abbiamo preso questo rito nel Pellegrinaggio alla Mecca. Perché? per capire la sofferenza della donna e per accrescere la nostra fede e riconoscenza nel nostro Creatore. Dio mandò Gabriele e l’ala dell’Angelo scosse la terra, l’acqua di Zamzam –la più pura sulla terra- sgorgò lentamente. Hajar andò a raccoglierla e disse “Zamm Zamm” che significa letteralmente “non far scappare l’acqua” ed è da qui che l’acqua prese il nome di Zamzam.

Parliamo un po’ di Zamzam, l’acqua esiste ancora oggi, la gente accorre per berla e purificarsi, per fare l’abluzione. L’acqua è una benedizione, c’è un hadith che dice “chi beve con l’intenzione giusta, l’acqua fa guarire qualsiasi tipo di malattia”. Il sapore è dolce, diversa dall’acqua che beviamo abitualmente, è molto leggera. Da tanti secoli la gente beve l’acqua di Zamzam alla Mecca, l’acqua non finisce mai, Sobhanallah, è un Segno grande sulla terra per noi, una benedizione di Dio. Se Hajar non avesse raccolto l’acqua, Zamzam sarebbe oggi un fiume, cose disse in un hadith il nostro Profeta Muhammad (saw).

Arrivò la gente alla Mecca, chiese il permesso ad Hajar di bere l’acqua, lei accettò. L’invocazione di Abramo si esaudì, la gente andò a vivere in quel posto e portò altra gente, i loro parenti, amici ecc.
Ismaele ormai cresciuto, imparò la lingua araba da loro, la gente lo amava molto, sposò più tardi una donna del loro popolo. Il Profeta Abramo (as) ogni anno tornava dalla Palestina per vedere il figlio Ismaele e la moglie Hajar. Viaggiava sempre sul Boràq, lo stesso col quale viaggerà Muhammad (saw) verso il Loto del limite (Sidratu-l-muntah). Il Boràq è un animale bianco tra il mulo e l’asino, con ali ai fianchi, usato da tutti i Profeti. Era velocissimo, la gente oggi costruisce gli aerei ecc, ma niente è più veloce del Boraq. Il Profeta Abramo (as) una volta mentre dormiva vide un sogno. Questo è uno dei modi di Allah (swa) per comunicare con i profeti, i sogni dei profeti sono dei Segni di Iddio L’altissimo, dei sogni premonitori.
I loro sogni sono come le Rivelazioni, come riferisce un hadith del Profeta Muhammad, trasmesso da Al Bukhari.
Fratelli e sorelle, stiamo per raccontarvi una prova difficilissima per Abramo, dobbiamo riflettere su questo, sapete quanto il Profeta Abramo (as) amava moltissimo il figlio Ismaele? Il primo motivo di questo grande amore per il figlio è che Abramo diventò per la prima volta padre di Ismaele all’età di 86 anni circa, era il suo primo ed unico figlio, puro e casto.
il secondo motivo è che Dio disse al Profeta che gli avrebbe donato un figlio devoto e magnanimo.

Come dice la Sura As-ssafàt/ I Ranghi, v. 100, 101
“Signore, donami un [figlio] devoto. Gli demmo la lieta novella di un figlio magnanimo”.
Il terzo motivo era il grande rapporto fra padre e figlio, si amavano moltissimo, il figlio crebbe, aveva circa 14 anni, l’amore aumentò, dopo tutto questo Abramo sognò di sacrificare suo figlio. Una durissima prova, aspettò di avere questo figlio per tanto tempo, e poi una volta cresciuto arrivò l’ordine di Dio di prendere questo figlio e sacrificarlo. Questo ordine non arrivò come una Rivelazione ma come un sogno. Qual è la differenza fra un sogno che proviene da Dio e una Rivelazione di Dio? Una Rivelazione proviene tramite l’Arcangelo Gabriele mandato da Dio al Profeta Abramo quando lui è sveglio, mai durante il sonno, che gli ordina di sacrificare il figlio. Sarebbe stata un prova più facile, inshallah, ma così non è stato, arrivò l’ordine tramite un sogno, in un momento di riposo e tranquillità, che lo colse impreparato, nel sogno vide che lui prese un coltello per sacrificare il figlio. È la prova più difficile, più grande e più importante per il Profeta Abramo.

Abramo non chiese nemmeno il motivo a Iddio L’Altissimo ed obbedì subito.

Andò dal figlio per rivelargli questo sogno, e gli chiese cosa ne pensasse, gli disse ciò perché voleva associare il figlio al progetto di Dio per avere entrambi una grande ricompensa da Allah (swa). Sapete cosa rispose Il figlio? Gli disse di fare ciò che Iddio l’Altissimo gli aveva ordinato, capi subito che proveniva dal nostro Signore. Questi sono grandi esempi per noi. Pensate, una famiglia con una grandissima fede e amore per Dio, dobbiamo imparare da tutto questo, inshallah, capire il significato di questa storia.
Avete visto la risposta di Ismaele? Una risposta meravigliosa, di fede in Dio e rispetto verso il padre, non chiese il motivo, questa è un’ obbedienza totale verso Allah (swa). Anche questa è una prova per Ismaele, una prova per il padre che amava tanto il figlio e una prova per il figlio che amava tanto suo padre, però fra tutto questo amore, quando c’è un ordine di Dio l’amore per il nostro Creatore è superiore.

Allah (swa) amava moltissimo il Profeta Abramo (as) è l’Amico intimo di Allah “Khalilullah”, e il Profeta dedicava tutto il suo tempo per Dio, il suo pensiero era rivolto solo a Lui. Quando Abramo diventò padre la sua attenzione si spostò anche sul figlio Ismaele che amava moltissimo, Allah (swa) mise così Abramo a dura prova, voleva vedere se sarebbe riuscito a rinunciare a suo figlio per un ordine di Iddio L’Altissimo.

Allah (swa) è geloso di tutto ciò che noi amiamo e al quale dedichiamo il nostro tempo, anche alle cose futili, non solo a quelle più importanti e più cresce la nostra fede, più le prove diventano più difficili. Allah (swa) ama le Sue creature, soprattutto i più devoti.

Ecco il versetto di quando Abramo rivelò al figlio Ismaele il sogno sul sacrificio:
“Poi, quando raggiunse l'età per accompagnare [suo padre questi] gli disse: “Figlio mio, mi sono visto in sogno, in procinto di immolarti. Dimmi cosa ne pensi”. Rispose: “Padre mio, fai quel che ti è stato ordinato: se Allah vuole, sarò rassegnato”. Sura As-Sâffât (I Ranghi) v.102
Arrivò il Diavolo nelle sembianze di un uomo anziano, cercò di far cambiare idea ad Ismaele (as) e disse: “Tuo padre è anziano, non ascoltarlo, non obbedirgli” Ismaele capì subito che era il Diavolo che tentò di convincerlo, Ismaele prese 7 sassi e li lanciò contro di lui, questa è la pratica che facciamo nel Pellegrinaggio, si chiama “Al Jamra assoghra”. Andò il Diavolo da Hajar per convincerla, pensava che avesse meno fede in Dio e che avrebbe fermato questo e disse “Hajar, non lasciare Abramo sacrificare tuo figlio” lei capì subito che è il Diavolo e lanciò 7 sassi contro di lui, anche questa è una nostra pratica nel Pellegrinaggio e si chiama “Al Jamra al Wosta”ed allora tentò con Abramo e disse “Ma cosa stai facendo Abramo, dopo tanta pazienza per aver un figlio tu vuoi sacrificarlo, ragiona”. Capì subito che è il Diavolo e prese 7 sassi e li lanciò contro di lui, anche questa è una pratica del Pellegrinaggio e si chiama “Al Jamra al Kobra”.
Abramo, Ismaele e Hajar lanciarono 7 volte i sassi contro Satana, sapete perché anche noi facciamo questo nel Pellegrinaggio?
Perché è una pratica del Profeta Abramo (as), perché dobbiamo seguire ciò che faceva alla Mecca, non solo, anche per allontanare il Diavolo da noi, dalle nostre anime, dalla nostra vita e tornare puri dal Pellegrinaggio. Ecco perché i musulmani quando lanciano i sassi contro la colonna che rappresenta il Diavolo lo fanno con tanta forza ed odio, poichè Satana è l’eterno nemico dell’uomo. Lo facciamo con l’intenzione che in quel momento dobbiamo allontanarci dal Diavolo, seguire Dio nel resto della nostra vita, con l’intenzione vera ed onesta, in quel momento l’invocazione sarà accettata, inshallah.
Arrivò il momento del sacrificio, Ismaele chiese: “Padre mio per fare ciò mettimi con la fronte a terra, in modo che tu non possa guardarmi negli occhi mentre esegui l’ordine di Iddio L’Altissimo, per non farti prendere in quel momento dalla debolezza. Affila la lama del coltello nel miglior modo possibile, lega le mie mani e piedi per eseguire l’ordine di Dio correttamente”. In tutto questo c’è il vero significato dell’Islam, la sottomissione totale in Dio, che è racchiuso in questo versetto 103, della Sura As-Ssafàt “I Ranghi”:
“Quando poi entrambi si sottomisero, e lo ebbe disteso con la fronte a terra”.
Tutto il significato dell’Islam è in questo versetto. In arabo dice proprio la parola Islam nel versetto: “Falamma Aslama watalahu lilgiabììn”, Aslama significa che loro si sottomisero all’ordine di Dio. Ismaele pronunciò le parole della Shahada “Attesto non c’è altra divinità all’infuori di Allah e Muhammad è il Suo Messaggero e Profeta”.
Il padre Abramo disse “Bismillah Allahu Akbàr” ed eseguì l’ordine di Allah (swa), ma il coltello non tagliava, insisteva diverse volte senza ottenere risultati, accadde la stessa cosa come quando gettarono Abramo nel fuoco, il Profeta non si bruciò, questa è la potenza di Iddio L’Altissimo, quando decide una cosa essa è “Kon fayakùn”.
Da questo è nata la nostra pratica prima di macellare un animale, ogni volta noi diciamo “Bismillah Allahu Akbàr”.
104-105 “Noi lo chiamammo: “O Abramo, hai realizzato il sogno. Così Noi ricompensiamo quelli che fanno il bene”.
Qui Dio nostro Signore chiamò il Profeta Abramo e disse: “O Abramo hai superato la più grande prova di fede in Me, sei stato sincero ed obbediente. Si è realizzato così lo scopo di questa prova, quella di obbedire al tuo Signore. Avrai la più grande ricompensa”.
106 “Questa è davvero una prova, chiara, evidente”.
Una prova difficilissima, di più di quando gettarono Abramo nel fuoco. Dio in quell’occasione non disse le parole nel versetto 106, solo nel caso del sacrificio.
Quando vide che stava sacrificando Ismaele, Iddio L’Altissimo disse: “Va bene, tu hai seguito il mio ordine, ma non uccidere tuo figlio, non voglio il suo sangue, volevo solo metterti alla prova”. In questa storia l’amore di Dio è un’ amore superiore, al di sopra dell’amore per le mogli, per il figlio, per la stessa anima. E questo ne è una prova. Ciò significa che Abramo è davvero l’Amico intimo di Dio.
107. E lo riscattammo con un sacrificio generoso.
Arrivò l’Arcangelo Gabriele con un ariete bianco che visse in Paradiso 40 anni, riferisce Ibn Abbàs.
Ecco fratelli e sorelle, arrivò il riscatto. Quando? in quale momento? Nel momento in cui arrivò il coltello alla gola. Dopo ogni prova c’è un riscatto, una ricompensa, Dio non dimentica coloro che si sacrificano per Lui.
Ognuno di noi si sacrifica per qualcosa, la vita è piena di difficoltà. Un esempio è la storia di una ragazza che voleva portare il velo contro il volere dei genitori, i quali si opposero fortemente, in modo tale che la ragazza dovette rinunciare al suo sogno, al suo diritto di musulmana. Un’enorme sacrificio per lei, cominciò così ad invocare Allah (swa), fino alle lacrime. Per ogni sacrificio c’è una ricompensa di Iddio L’Altissimo.
Un musulmano italiano lavorava in un ambiente totalmente ostile all’Islam e ai musulmani, volevano impedirgli di pregare, anche negli angoli più nascosti. E più trovava difficoltà, più lui sacrificava qualcosa pur di non rinunciare alla preghiera. Continuava ad invocare Dio nostro Signore, sempre, fino a quando trovò finalmente un altro posto di lavoro, dove poter pregare liberamente, el hamdulillah.
Un altro fratello aveva problema con i genitori, che cercavano in tutti i modi di impedirgli di pregare con il tappetino, fino a quando, dopo tante invocazioni a Dio, trovò altre soluzioni per pregare, con la complicità del fratello.
Un altro ancora lavorava in un posto ostile all’Islam. Doveva tenere nascosta la sua conversione per non avere gli stessi problemi che aveva avuto nel posto di lavoro precedente. Invocava sempre Iddio l’Altissimo, fino alle lacrime. Trovava sempre, grazie a Dio, dei modi per pregare. Fino a quando lasciò quel lavoro per un lavoro nuovo. Finalmente può sentirsi libero di professare la sua fede, di pregare, el hamdulillah.
Anche la vita dei musulmani immigrati in Occidente è piena di sacrifici. Lontani dalla famiglia, dalla moglie, dai figli, dal paese in cui sono nati, ecc. Nei paesi dove sono accolti sono sempre alle prese ogni giorno con i problemi: la diversità della lingua, le usanze, il clima, il problema del razzismo, il permesso di soggiorno, ecc. una vita davvero difficile, dura. Quando tornano al loro paese i figli non hanno confidenza con il padre, i più piccoli fanno fatica a riconoscerlo, ad accettarlo e il rapporto con la moglie non è lo stesso come quando ci vivi insieme tutti i giorni. Allah (swa) cambierà la loro condizione inshallah, saranno ricompensati.
Problemi al lavoro anche per il velo, proibito dai titolari a molte sorelle, anche questo è un sacrificio per le musulmane, saranno ricompensate.
Ed infine la storia di Amr Khaled da bimbo, raccontata da lui stesso in una delle sue lezioni. Raccontò che sua madre si arrabbiò con lui per qualcosa, la donna in collera si chiuse in camera, il piccolo bussò alla porta ben tre volte, la madre non rispose e lui se ne andò. Dopo qualche secondo la donna aprì la porta e soffrì moltissimo nel non trovare il figlio. Se il piccolo Amr non sarebbe andato via, se avesse aspettato fuori dalla porta, avrebbe avuto come ricompensa l’abbraccio di sua madre. Questo può servire da esempio. Anche noi dobbiamo bussare alla porta di Iddio L’Altissimo, cercarLo sempre. Se nel Ramadan preghi, però senza concentrazione, non mollare, non perdere la pazienza, continua, nel prossimo Ramadan andrà meglio, inshallah. Se non sei un musulmano praticante, prega lo stesso, forse Iddio L’Altissimo ti aiuterà a migliorerà la tua condizione e a lasciare il peccato, inshallah. Dobbiamo sempre bussare alla Sua porta, Lui ci aiuterà, non si dimentica di chi Lo cerca e Lo ama. Se avrai pazienza, quando verrà il momento otterrai ricompensa e misericordia di Dio. Il nostro Signore ci lascia bussare tante volte, la sua Misericordia è immensa. Se fai dei sacrifici, con sincerità sarai ricompensato. La fede vera ci aiuta ad andare avanti, ne è l’esempio la storia di Abramo, che si sottomise completamente al volere di Dio. Molti si fanno coinvolgere dai problemi della vita di tutti i giorni e cercano di trovare conforto nel fumo, ad esempio, che invece di aiutare peggiora la situazione. In questo modo tralasciano la preghiera e altri doveri da musulmano. Dobbiamo avere la totale fiducia in Dio, Lui ci aiuterà.
In ricordo del sacrificio di Ismaele i musulmani celebrano la festa del sacrificio ogni anno “Aid Al- Adha”, questo il 10° giorno del mese del pellegrinaggio alla Mecca.
Ismaele quindi è “il Figlio del Sacrificio”, sostituito poi dall’ariete, non Isacco.
“Ricorda Ismaele nel Libro. In verità era sincero nella sua promessa, era un Messaggero, un Profeta. Imponeva alla sua famiglia l’orazione e la decima ed era gradito al suo Signore”.
(Sura Maryam/ Maria, V. 54-55)

Ismaele assieme a suo padre edificò la Casa Sacra dove tutti i credenti vanno in pellegrinaggio. Allah diede a loro questo compito glorioso. Avendo deciso che la Ka’ba sarebbe stata eretta di nuovo nello stesso luogo dove era stata precedentemente costruita dalle mani di Adamo, volle che l’onore della costruzione definitiva appartenesse alla famiglia di Abramo.

“E quando Abramo e Ismaele posero le fondamenta della Casa, dissero: ‘O Signor nostro, accettala da noi! Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce!’.” (Sura Al Baqara/ La Giovenca, V.127)
“E quando facemmo della Casa un luogo di riunione e un rifugio per gli uomini. Prendete come luogo di culto quello in cui Abramo ristette! E stabilimmo un patto con Abramo e Ismaele: ‘Purificate la Mia Casa per coloro che vi gireranno attorno, vi si ritireranno, si inchineranno e si prosterneranno’.” (Sura Al Baqara/ La Giovenca, V. 125)
Anche la pratica della circoncisione è stata istituita dal Profeta Abramo (as).

La Pietra nera situata nel sacro luogo era uscita dal Paradiso bianca come il latte e a poco a poco a forza di essere toccata dai peccatori e dagli idolatri, era diventata nera e opaca come i loro cuori.
Hajar dopo un po’ di tempo passò all’altra vita
Dopo Ismaele, Abramo ebbe dalla moglie Sarah il figlio Isacco:
“Lode ad Allah Che, nonostante la vecchiaia, mi ha dato Ismaele ed Isacco. In verità il mio Signore ascolta l’invocazione”.
(Sura Ibrahìm/ Abramo, V.39)
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